Uno dei problemi che sta affliggendo molte imprese italiane è il problema del passaggio generazionale; è un problema che riguarda ovviamente il passaggio da padre in figlio ma può riguardare anche il passaggio dall’imprenditore ad un manager e quindi è un problema che esiste in modo molto diffuso. Il passaggio generazionale è un processo molto delicato che va gestito con molta attenzione e soprattutto cercando di “consumarlo” in tempi lunghi, senza aspettare che si manifesti il problema ma giocando d’anticipo perché c’è da individuare e preparare il potenziale delfino. E’ evidente infatti che vi è la necessità di preparare la persona che deve poi successivamente arrivare ai vertici dell’azienda, trasferendo ad essa tutte le competenze: quelle di tipo tecnico e quelle di tipo manageriale.

Ciò che deve essere chiaro, soprattutto quando questo passaggio è in famiglia, è che si è soci di diritto ma che per diventare manager lo si deve conquistare! Questo concetto è determinante perché mette in evidenza l’importanza dell’aspetto meritocratico: al vertice dell’azienda deve stare chi è in grado di dare continuità e successo all’azienda, non si può pensare di sacrificare l’azienda dando in mano il “giocattolo” a chi non sa cosa farsene.

Oltre all’aspetto meritocratico devono poi essere valutate le attitudini del successore e/o dei successori a svolgere quel ruolo; non tutti infatti, anche per scelte di vita, hanno in mente di entrare in azienda e svolgere un ruolo centrale e quindi, in particolare nel caso di parenti che devono essere inseriti in azienda, sarà necessario valutare molto bene quanto quel percorso rappresenti anche il desiderio di chi è chiamato a svolgerlo, così che possa agire sempre spinto da una indispensabile passione nei confronti di quello che è chiamato a dover gestire.

(“pillola” tratta da un intervento del Prof. Alberto Bubbio)